29.9.06

...e di Dordrecht ... vi eravate scordati?

Il lettore attento di questo blog invece ricorderà che tra le mete citate nel vagabondo week end era inclusa anche la graziosa Dordrecht. Al termine della visita ai mulini, durante il rientro verso Enschede, abbiam fatto tappa in questo importante centro fluviale alle porte di Rotterdam. Passeggiando tra i canali si respira la consueta tipica aria olandese, quel misto di tranquillità e silenzio che può anche essere poesia, se avete l'animo giusto per gustare questa atmosfera ... ecco, diciamo invece che se siete un po' giù di morale questi tipici paesini olandesi è meglio che li evitiate ... o invece di cogliere la poesia vi sparate per la disperazione! Ma per fortuna non è questo il mio caso :-)

La topologia della cittadina è simile ad un'Amsterdam bonsai ma con molta molta meno gente attorno: si ritrova più in piccolo quel susseguirsi di canali e ponticelli e e sulle case i tipici frontoni (quelli nella foto sono detti a gradoni).


Qui inoltre ci sono parecchie barche e lungo un antico molo detto "dei bottai", perchè destinato in passato alla vendita del vino, sono ormeggiate delle pittoresche chiatte; alcune abitazioni sono disposte obliquamente (si , in pratica mentre procedi lungo la via le vedi che pendono inavanti verso il centro della via stessa, con la base superiore della casa più sporgente in avanti rispetto alla sua base inferiore).

Nella via del pesce invece si trova questa pitoresca casetta rinascimentale, in cui sulla facciata è raffigurato un salmone; alla fine di questa via si arriva al centro commerciale, dove seduti all'aperto nei tavolini dei vari locali si riunisce tutta la gente e qui, ma solo qui, si sentono voci, un continuo chiacchierare e qualche timida risata (cosa volete che vi dica ... son nordici!)


Nel centro storico si trova anche la Grande Chiesa, attualmente consacrata al culto protestante, le cui origini sono descritte da un aleggenda: la ragazza S.Sura con soli tre scudi decide di costruire una chiesa e ogni volta che prega altri tre scudi le si aggiungono miracolosamente. Particolare interessante di tale chiesa è il suo carillon (risalente al 1949), composto da 53 campane, che suona una simpatica melodia (Ronnie, pensa se tu abitassi qui, altro che la campana di Ferrara, qui ne avresti ben 53 con una "simpatica melodia" a darti il buongiorno!) A fianco della chiesa si innalza una massiccia torre con 279 scalini e quattro quadranti d'orologio, uno su ogni lato.

27.9.06

Tra i mulini a vento di Kinderdijk



“La fortuna guida le nostre cose meglio di quel che potremmo desiderare; perché, guarda lì, amico Sancho Panza, dove si scorgono trenta, o poco più, smisurati giganti con i quali mi propongo di venire a battaglia e di ucciderli tutti..” Così parlava Don Chisciotte al suo scudiero, di fronte ai mulini spagnoli…io invece domenica son andata a visitare i 19 mulini olandesi di Kinderdijk, e mi ci son recata in pace, nessuna intenzione di venirci a battaglia!

Domenica mattina siam partiti alla buon ora da Enschede, in auto, e dopo un paio di ore siam arrivati a Rotterdam. Non mi soffermo molto a descrivervi questa città perché ci siam rimasti poco; comunque, giusto vi cito che Rotterdam è il primo porto al mondo ed è costruita sulla Nuova Mosa; è stata completamente distrutta durante la seconda guerra mondiale e in seguito ricostruita e forse per questo, con i suoi alti palazzi e grattacieli, è, almeno tra le località olandesi che ho visto finora, la più moderna e la meno caratteristica. Noi siam arrivati alla zona Boompjes nel porto, tra i ponti Erasmusbrug (il ponte di Erasmo, che vedete in foto, e dedicato al grande umanista Erasmo da Rotterdam, nato appunto qui nel 1469) e Willembsrug; qui attracca il battello che organizza la visita ai mulini. Il viaggio dal porto di Rotterdam fino a Kinderdijk dura poco più di un’oretta, in cui navigando sulla Nuova Mosa e poi sul Lek si osserva la zona periferica di Rotterdam e i paesini vicini; in particolare da notare alcune graziose e alquanto ricche casette sulle rive di questo canale.

Kinderdijk nel 1997 è stato incluso nella lista dei patrimoni artistici dell’Unesco. Il nome Kinderdijk (che significa diga del bambino) deriva da una leggenda secondo cui durante l’alluvione del 1420 le acque trasportarono una culla con all’interno un bambino ed un gatto fino a depositarla sulla diga.
Su questa paludosa pianura, tra le canne e i prati, si innalzano 19 mulini: alcuni sono a tronco di cono con la calotta superiore girevole, altri hanno il corpo ottagonale e il tetto di paglia; c’è anche un wipmolen, che in pratica ha la base inferiore fatta a piramide e sopra una specie di casetta. La visione di insieme di tutti questi mulini ravvicinati è splendida: si respira aria del passato, di quando davvero le pale di questi giganti giravano per prosciugare le acque. Certo non potevo rientrare in Italia senza aver gustato un paesaggio tipico olandese come questo: pensate che in tutti i Paesi Bassi vi sono circa 1000 mulini, anche se i più celebri appunto sono quelli di Kinderdijk. E’ possibile entrare a visitare l’interno di uno dei mulini, e siamo andati ad esplorare: a pian terreno si vede la piccola stanza con un tavolo, un antico ferro da stiro, una cucina essenziale e la ruota di legno che spostava l’acqua; attraverso delle strette e ripide rampe di scale si sale pian piano fino in cima, dove è presente la seconda ruota, per far girare la calotta superiore del mulino.

Vi racconto anche qualche curiosità che ho letto sulla mia guida. I mulini a riposo hanno un loro linguaggio e la posizione delle loro pale, quando non girano, assume diversi significati: se le pale sono a forma di + significa che il mulino è a riposo ma è pronto a lavorare; se sono a forma di x significa che il mulino è a riposo da molto tempo; se la pala superiore è appena a destra della verticale significa gioia, mentre se è a sinistra significa lutto. E sentite questo proverbio: "hij heeft een klap van de molen gehad" che significa una cosa tipo "ha ricevuto una sberla dal mulino", cioè si addice a chi è un po' mezzo matto.

26.9.06

Quel folle genio di Vincent Van Gogh

La visita al Van Gogh museum rientra senza ombra di dubbio nella mia top ten delle esperienze olandesi; se avrete l’occasione di passare per Amsterdam non fatevi sfuggire l’opportunità di conoscere più da vicino la drammatica vicenda umana del geniale pittore e di ammirare il fascino dei suoi capolavori.

L’attività artistica di Van Gogh dura appena dieci anni, dal 1880 al 1890, durante i quali realizza 1100 disegni e quasi 900 dipinti. Il museo accoglie più di 200 quadri e 500 disegni e centinaia di lettere scritte dal pittore al fratello Theo e ad amici e che costituiscono per noi la sua biografia. L’esposizione nel museo è molto ben organizzata: segue in ordine cronologico il percorso espressivo del pittore olandese dalle prime cupe scene paesane agli ultimi angosciosi lavori ed è scandito da cartelli in inglese (per fortuna) che aiutano a comprendere l’intima vita dell’autore e dunque la sua riflessione nei suoi lavori. Vi anticipo già che non ha avuto una vita felice…ma credo succeda come con le canzoni, come con i film, come i libri…spesso quelli tristi ci lasciano dentro un certo nonsochè…La sua vita e le sue opere sono stati profondamenti segnati dai suoi problemi fisici e mentali; si dice che soffrisse di epilessia e che avesse un carattere nervoso, a tratti depresso e disperato.
L’introverso Vincent Van Gogh nasce nel 1855 nel Brabante e decide di dedicarsi alla pittura soltanto all’età di 27 anni, sotto consiglio del fratello Theo, per superare un periodo di crisi dopo il fallimento delle sue precedenti occupazioni presso un mercante d’arte e come predicatore laico. I dieci anni di attività si possono dividere in cinque periodi: Olanda (1880-1885), Parigi (1886-1888), Arles (1888-1889), Saint-Remy (1889-1890) e Auvers-sur-oise (1890).

OLANDA. L’attività del pittore comincia con l’intenzione di dipingere il paesaggio e i contadini della Drenthe, provincia olandese aihmè scarsamente popolata: la solitudine e la scarsità di persone disposte a posare per lui lo vedono tornare disilluso e solo dai genitori a Nuenen, nel Brabante. Qui ritrae tessitori e contadini al lavoro (mi ricordo un quadro con una donna che lavora ai campi, con piedi e mani grandissime rispetto a tutto il corpo…per evidenziare la fatica e il lavoro fisico), e i quadri di questo periodo sono tutti caratterizzati da colori molto scuri: in particolare ricordo “Testa di donna”, “Cestino con patate” e il famoso “I mangiatori di patate”. Con quest’ultima opera egli spera di descrivere realisticamente la vita contadina…ma riceve soprattutto critiche. Anche in amore non sembra andargli meglio. Nel 1881 si innamora della cugina Kate senza esserne corrisposto: disperato, Van Gogh si brucia una mano con la fiamma di una lampada, cercando di dimostrare l'intensità del suo amore. In seguito conosce Sien, prostituta e lavandaia alcolizzata, che cerca di redimere e sposare ma alla fine si lascia dissuadere dalla famiglia e la lascia dopo un anno di convivenza.

PARIGI. Incuriosito dalle lettere del fratello, mercante d’arte a Parigi, Vincent decide di trasferirsi nella capitale francese, in cui incontra altri artisti come Signac e Toulouse-Lautrec. Il periodo parigino è contrassegnato da un rinnovamento e da studi cromatici, che lo portano alla svolta dalla tavolozza scura ad una chiara e dai colori vivaci e a sperimentare i piccoli tocchi a tratti di pennello sotto l’influenza neoimpressionista. A questo periodo risalgono anche i suoi 27 autoritratti, realizzati per imparare a ritrarre visi umani e non avendo soldi con cui pagare i modelli; nel museo ne ho potuti vedere esposti due: “Autoritratto da pittore” e il celeberrimo “Autoritratto con cappello di feltro”.

ARLES. La salute peggiorata e il desiderio di tranquillità dopo la febbrile vita parigina lo spingono a trasferirsi ad Arles. Qui si lascia ispirare dal paesaggio fiorito: ho visto ad esempio “Il frutteto rosa”, “Il pesco rosa”, “Il frutteto bianco”, “Il seminatore”. Affitta una casa, la Casa Gialla (e io ho visto dal vivo i famosi quadri “La casa gialla”, “La camera da letto” e “La sedia di Gauguin”), in cui intendeva fondare una colonia di artisti insieme all’amico Gauguin, e la decora con i famosi quadri di girasoli (ne esistono cinque, tre su sfondo giallo e due su sfondo blu): si si, ero proprio lì davanti al quadro intitolato “Girasoli”…uno spettacolo! Il progetto della casa per artisti non ha vita lunga: un paio di mesi dopo l’arrivo di Gauguin, dopo una violenta lite Van Gogh minaccia l’amico con un coltello e poi, preso da un attacco d’ira, si taglia un pezzo d’orecchio.

SAINT-REMY. Dopo ripetuti attacchi della sua malattia è costretto a farsi ricoverare all’ospedale psichiatrico di Saint-Remy. Qui dipinge il mondo che gli è accessibile: corridoi, sale e pazienti dell’ospedale e il giardino che vede dalla sua finestra (“Il giardino della clinica Saint-Paul”). Nei momenti in cui lo stato di salute glielo consente può lavorare anche fuori dall’ospedale ed è qui che concepisce i paesaggi con cipressi e alberi di olivo dalle pennellate che rendono l’idea del movimento (“Campo di olivi”). In questo periodo dipinge anche il famoso “Campo di grano con mietitore”.

AUVERS-SUR-OISE. Van Gogh desiderava lasciare la clinica e nel maggio del 1890 si stabilisce in questo paese vicino a Parigi. All’inizio è molto entusiasta del nuovo ambiente, tanto da scrivere in una lettera: “è veramente molto bello, è proprio la campagna, caratteristica e pittoresca” e qui con frenesia porta a termine numerosi lavori. Ma l’insoddisfazione torna a colpirlo e depresso racconta nelle lettere a Theo di “star dipingendo campi di grano sterminati sotto un cielo tempestoso, in cui cerco consapevolmente di esprimere la tristezza, l’estrema solitudine”. E’ di questo periodo il capolavoro “Campo di grano con corvi”. Il 27 luglio 1890 Van Gogh si spara al petto e muore due giorni dopo.

Giuro che arrivata al termine dell’esposizione, davanti a “Campo di grano con corvi”, avevo gli occhi lucidi, un po’ perché a me i quadri mi emozionano, un po’ perché seguendoli passo passo con la sua vita non puoi non farti coinvolgere…proprio come quando ci si lascia trasportare davanti a un film o tra le pagine di un libro... Non rattristatevi però eh, sono dei capolavori, e non è poi così raro che i capolavori derivino da un animo sensibile e da un percorso travagliato. Ripeto, una visita a questo museo merita davvero!

25.9.06

L'eclettica Amsterdam


Serena, elegante, culturale, informale, tollerante e persino degradata: così è Amsterdam...una città, mille volti! E sabato li ho assaporati tutti! Premetto che un giorno è davvero troppo poco per poterne scoprire ogni angolo ma è sufficiente per coglierne l'atmosfera e visitarne le mete più famose...una sorta di aperitivo direi, cui farò certamente seguire una cena durante i prossimi mesi del mio soggiorno olandese.

Una leggenda narra che Amsterdam sia stata fondata da due pescatori accompagnati da un cane, provenienti dalle isole Frisone e giunti sulle rive dell'Amstel. In realtà l'esistenza della città è nota a partire dal 1275 quando il conte Floris V concede un privilegio commerciale a quello che allora era soltanto un villaggio di pescatori di aringhe, situato sulla diga (dam) alla foce del fiume Amstel (da cui il nome Amsterdam). Secoli dopo segue il mio ingresso in città, non via mare e senza reti da pesca, bensì in treno, dalla stazione centrale: davvero meritevole, in stile neorinascimentale e progettata da Cuypers e Van Gendt (PS: quando c'è "van" leggete "fan" e quando vedete delle "g" molto spesso vanno pronunciate con uno dei suoni maggiormente in uso dagli olandesi, paragonabile ad un nostro sputo quando soffriamo di tosse grassa...ci siam capiti no?).

Usciti dalla stazione ci siam incamminati lungo la via Damrak, nella Nieuwe Zijde (zona nuova, che a dispetto del nome è invece la zona dei primi insediamenti della città). Mi accorgo subito di una cosa...la gente, c'è tanta gente in giro, e nell'aria si sente parlare a voce alta...si, come da noi in Italia, cosa che da venti giorni non sentivo più...perchè dove abito ora c'è una calma...le terre olandesi son calme...silenziose...ma qui c'è aria di capitale! Certo...andate un giorno a Roma e il giorno dopo ad Amsterdam...vi parrà di essere arrivati nel regno del silenzio! Ma andate un giorno al parco nel campus mio qui e il giorno dopo ad Amsterdam...vi sembrerà di esser al luna park! Procedendo poco oltre sulla sinistra si trova la Borsa (Beurs), un capolavoro dell'architetto olandese Berlage: ai giorni nostri, dismesse le funzioni economiche, ospita mostre e concerti. In fondo alla Damrak si apre Dam Sqaure, la piazza principale della città: nel centro si alza il Nationaal Monument, l'obelisco (22 metri) che commemora un olandese ucciso nella seconda guerra mondiale e che rappresenta l'umanità curva sotto il peso della guerra; di fronte si trova il Koninklijk Paleis, il Palazzo Reale; alla sua destra la Nieuwe Kerk, o Chiesa Nuova, dove hanno luogo le investiture dei sovrani olandesi; alla sinistra invece si trova il palazzo di Madame Tussaud.



Proseguendo oltre la piazza, ci si tuffa nelle vie piene di negozi e soprattutto nella fitta rete di canali, ben 75 km, che si snodano tra le vie cittadine. Dai numerosi ponticelli, le cui balaustre ospitano appoggiate le onnipresenti biciclette, rimango incantata ad osservare le tipiche e deliziose case a frontone gradonato e i piccoli caffè sulle rive dei canali. Una particolarità delle case è la loro estema strettezza: come vedete le case si sviluppano in altezza e non in larghezza, a causa di un'antica tassa; ho letto che la casa più stretta del mondo si trova proprio ad Amsterdam! Inoltre, in cima vicino al tetto presentano un gancio, che serviva per insrirvi una fune e trasportare in casa i mobili dall'alto, non riuscendo a farli entrare per le strette porte.
Una delle cose che più mi rimarrà nella memoria è sicuramente il Bloemenmarkt, ossia il mercato dei fiori, i cui chioschi sono permanenti e fissi ma galleggianti direttamente sulle acque del canale Singel. Qui i famosi bulbi di tulipani vengono venduti sfusi, o in simpatiche confezioni all'interno di tipici zoccoli olandesi; ma oltre al fiore tipico si vendono mille altri tipi di fiori e sementi, dalle piante grasse a quelle carnivore, dai profumati fiori freschi ai souvenir di tulipani di legno, in un vero tripudio di colori!

A proposito di colori...se ne volete vedere di tutti i colori...allora è meglio che ci spostiamo nella Oude Zijde (zona vecchia) e in particolare nel De Walletjes, il quartiere a luci rosse. Dal XIV secolo, frequentato da marinai in cerca di prostitute alle finestre delle strette stradine, fino a i giorni nostri...in cui, confermo (ma non posso testimoniare con foto, perchè è indicato da tremila cartelli di divieto di far foto e soprattutto dal buon gusto, che se lo autovieta e non necessita di cartelli) il quartiere è costellato da ragazze in biancheria in vetrina o sugli usci ad aspettare e da vetrine con tende tirate in quanto la ragazza dentro sta "lavorando". E in più, secoli dopo, il De Walletjes oggi è anche la sede di pornoteche e sexshops, dove potete sbizzarrirvi alla ricerca dei "gadget" che più soddisfano la vostra fantasia (ecco di questi per chi ne volesse ho una foto artistica diciamo...basta chiedere via mail e vi verrà inviata :-)). E in mezzo a tutto questo, come contorno, coffeshops che spuntano ad ogni angolo come i funghi (notate il paragone) in autunno...e strani aromi nell'aria mentre passeggi tranquillo e anche un po' imbambolato durante la tua passeggiata turistica delle quattro...eh si...eh si...perchè mi son scordata di dirvelo ma tutto questo non accade solo di sera e di notte, ma nel bel mezzo del pomeriggio! Vi dico solo che appena siamo arrivati all'ingresso del quartiere mi si è parato davanti un tipo tutto allegro chiedendomi: "Marijuana? Cocaina?" ... ma caspita...ho così una faccia da sfattona? va bè...E sapete cosa si trova proprio in mezzo al quartiere della perdizione? La Oude Kerk, la chiesa più antica di Amsterdam, un insieme di stile medievale e rinascimentale in mezzo ai fumi della legalizzazione. Ma questo fa parte dell'eclettica Amsterdam.

E la seconda tappa davvero indimenticabile di questa giornata è stato il Van Gogh museum, di cui vi parlerò presto...(ricordatevi le regole di pronuncia olandese: "Fan ohrohrohrohrog", dove le ohrohrohrohr stanno a rappresentare la sottospecie di sputo)

24.9.06

Io...vagabondo che son io...

Son appena rientrata a casa da un intenso week end di gitarelle! E son pienamente soddisfatta! Amo l'essere turista e visitare sempre posti nuovi! Son giusto un po' (ma appena eh!) stanchina per scrivervi subito tutto quel che ho visto sabato e domenica, non voglio raccontarvelo in fretta e senza il mio solito, ormai a voi noto, stile dettagliato!!! Centellinerò a poco a poco in settimana...ma visto che vi penso sempre, mi collego al sito anche per poche parole e per ora vi preannuncio le mete: Amsterdam, Kinderdijk e Dordrecht. Eh si...questo week end c'erano tre compatrioti, tre italiani qui al campus, e ce ne siam andati un po' in giro insieme! Non cercate notizie in giro per la rete...attendete fiduciosi i nuovi post su questo blog che ormai, come mi è giunto da qualcuno di voi, è più cliccato di Repubblica!

21.9.06

Cha cha cha

Martedì son andata alla seconda (e aihmè ultima) lezione promo di ballo; ah, volevo ricordare che l'insegnante spiega rigorosamente in olandese...dunque io procedo ad intuizione copiando quel che fa...perchè a parole ovvio non capisco nulla!!!! Ecco qui come promesso i passi salienti del cha cha cha (e continuo ad immaginarvi mentre state ballando):

1) procuratevi un partner (stavolta l'ho trovato dell'altezza giusta);
2) disponetevi nella posa canonica da ballo all'antico modo (vedi passo 2) del post "let's go dancing");
3) la donna porta il piede destro dietro al suo piede sinistro e l'uomo segue tale movimento portando avanti il suo piede sinistro (un); poi si ritorna alla posizione iniziale, la donna riporta il piede destro alla pari del sinistro e l'uomo riporta il sinistro alla pari del destro (due);
4) la donna sposta lateralmente alla sua destra il piede destro e intanto l'uomo sposta lateralmente alla sua sinistra il piede sinistro (CHA); la donna sposta lateralmente a destra il piede sinistro e l'uomo seguendo sempre a specchio sposta lateralmente a sinistra il piede destro (CHA); la donna sposta lateralmente alla sua destra il piede destro e intanto l'uomo sposta lateralmente alla sua sinistra il piede sinistro (CHA).
Si procede analogamente ai passi 3) e 4) ma a specchio e andando dal lato opposto, ossia:
5) la donna porta il piede sinistro dietro al suo piede destro e l'uomo segue tale movimento portando avanti il suo piede destro(un); poi si ritorna alla posizione iniziale, la donna riporta il piede sinistro alla pari del destro e l'uomo riporta il destro alla pari del sinistro (due);
6) la donna sposta lateralmente alla sua sinistra il piede sinistro e intanto l'uomo sposta lateralmente alla sua destra il piede destro (CHA); la donna sposta lateralmente a sinistra il piede destro e l'uomo seguendo sempre a specchio sposta lateralmente a destra il piede sinistro (CHA); la donna sposta lateralmente alla sua sinistra il piede sinistro e intanto l'uomo sposta lateralmente alla sua destra il piede destro(CHA).
Si ripetono di nuovo i passi 3) e 4), nella direzione indicata (dunque la donna verso la sua destra e l'uomo verso la sua sinistra)
7) Stavolta dopo il passo 4) la donna stacca il braccio sinistro dalla spalla dell'uomo e gira su se stessa facendo una piroetta, poi fa due passi verso sinistra, e l'uomo verso la sua destra.
Ricominciare dal passo 3) e continuare fino ad esaurimento!!!

Buon divertimento!

18.9.06

Un domenica a Enschede

La domenica al campus è tristissima…un silenzio…così son andata a far un giretto nel centro di Enschede. A dir la verità anche per le strade di Enschede, verso le 11.30 del mattino, non ci son molti rumori…mamma mia…un silenzio dappertutto! Ma stanno ancora dormendo? C’è una calma qui davvero…se vuoi avere un posto dove pensare in tranquillità qui davvero lo si trova eh! Tra parchi, natura e città silenziose! Nessun’ auto che suona il clacson …ma le auto olandesi avranno il clacson? :-) Per fortuna che ho trovato un’allegra compagnia qui tra i colleghi altrimenti tutta sta calma diventerebbero un po’ troppa per i miei gusti!





Mentre me ne andavo in giro tra le viuzze cittadine ho fatto qualche foto alle tipiche casette olandesi che a me piacciono tanto: non le trovate graziose anche voi? Coi loro tetti spioventi e le ampie finestre…mi sto innamorando di quelle finestrone e delle piantine e lampade che di solito ci mettono davanti!


Ho deciso di visitare uno dei musei della città, il Rijksmuseum (terza foto). Tra l’altro appena arrivata di fronte scopro con piacere che questo week end l’ingresso è gratuito! Lo so, l’ arte e la cultura non hanno prezzo ma così va ancora meglio! Peccato che tutte le descrizioni delle opere esposte siano in olandese puro!!! Ma uffi…e l’inglese? Questa lingua universale…quando la usate eh?! Alla coop tutto è scritto in olandese … e non si capisce mai che razza di carne stai comprando…ogni volta devo chiedere la traduzione al tipo che è di servizio…Tornando al museo, per i titoli delle opere c’è lo sforzo di aggiungere l’inglese. Così per capire meglio mi leggo un po’ la mia guida turistica e capisco un po’ di più. L’ala destra del museo ospita arte antica e arti decorative: ci sono manoscritti, oreficerie e pitture del medioevo, pitture del romanticismo (carini i quadri “Winter landscape” di A. Schelfout del 1858 che raffigura una tipica scena olandese con pattinatori sul ghiaccio e “Winter landscape with windmill” di Leickert del 1877 con un grande mulino a vento) e dell’ l’impressionismo di Monet e Sisley; infine sono esposte numerose ceramiche di Delft, tipiche olandesi, e servizi da tè, caffè e piatti della metà del 700. L’altra ala è dedicata all’arte moderna e contemporanea: credo che fossero opere troppo astratte perché io possa commentarle con cognizione di causa, quindi mi astengo.


All’uscita dal museo anche il resto della città si è svegliata e così si è cominciato a veder gente in giro e qualche suono di vita! Così ho trascorso un paio d’ore in centro, nella piazza principale, dove ci son numerosi bar e pub con i tavolini all’aperto, very nice! E qui un sacco di gente in giro…c’è vita!

E anche questo week end è terminato…da domani, di nuovo al lavoro.

National Park De HOGE VELUWE


Anche questo sabato un sorridente sole ha riscaldato le terre olandesi, così l’allegra compagnia ha deciso di fare una gita nel bellissimo parco nazionale De Hoge Veluwe: la mia guida turistica gli mette ben 3 stelle! (in una scala da una a tre).

Il parco si trova nella regione Gelderland, a fianco della regione in cui abito ora e chiamata Overijssel (sopra il fiume Ijseel). Durante il viaggio in auto, un’oretta circa, si possono osservare le tipiche verdissime pianure olandesi che ospitano fattorie con pecore e mucche e persino un mulino a vento…il primo mulino a vento che vedo! Bello!!! E che pale grandi! …non ne ho una foto però perché eravam in auto…ma mi rifarò presto! Per quello che ho visto finora dell’Olanda posso davvero dire che è un paese verde!

De Hoge Veluwe, oltre ad essere la più grande riserva naturale dei Paesi Bassi (5500 ettari), ospita al suo interno anche i musei Kröller-Müller Museum e Museonder e il padiglione da caccia St. Hubertus. La storia di questo parco è interessante e ve la racconto: l’intero terreno è stato acquistato nel 1914 dalla coppia di commercianti Kröller-Müller che ne hanno fatto la loro dimora secondaria (poveri eh!!!) Lui fece costruire il padiglione da caccia mentre lei arricchì il parco con varie statue. Nel 1938 la coppia donò il parco e la collezione d’arte allo stato a condizione che questo vi costruisse dentro un museo, così è nato il Kröller-Müller Museum.


All’ingresso del parco una miriade di biciclette bianche è messa a disposizione dei turisti per facilitare la visita dell’immenso terreno! Un utile particolare se vi venisse voglia di farci un giretto: le biciclette non sono proprio come le nostre comuni biciclette…nel manubrio mancano le due levette per i freni…ma niente paura…per frenare basta pedalare all’indietro! Carino dai! Così anche noi ce ne siamo impossessati e via…alla scoperta della natura! Ragazzi…che esperienza!!! Non potete immaginare quanto sia rilassante pedalare completamente immersi nella natura e allo stesso tempo divertente perché lo si fa in compagnia! Le numerose piste ciclabili asfaltate cominciano a portarti in mezzo a boschi di faggi, pini e querce, poi piegano in mezzo a prati di erica e ed erba, all’improvviso finiscono in mezzo a lande sabbiose che ti par quasi il deserto, e un attimo dopo ti riportano in mezzo al verde bosco.
Che meraviglia questo alternarsi…e intanto pedali e puoi farti due chiacchiere con gli altri oppure lasciar andare liberi i pensieri! Che meraviglia! Nel parco vivono anche vari tipi di animali come cervi, cinghiali e caprioli ma aihmè…non abbiam avuto la fortuna di vederli!



La nostra prima sosta è stata al Museonder, un museo sotterraneo dedicato ai vari aspetti della vita del sottosuolo.
La seconda tappa è stata al Kröller-Müller Museum.


Nel giardino del museo si trovano numerose statue, alcune direi anche un po’ avveniristiche e comunque in stile moderno e un po’ astratto come quella che vi mostro in foto: una sorta di giardino in poliestere con una grande farfalla stilizzata sopra. L’interno del museo è una splendida galleria di pitture: dal futurismo di Boccioni e Severini, al cubismo di Braque e Picasso (il quadro con il violino mi è piaciuto un sacco), dal pointilliste Seurat all’impressionismo francese di Renoir, Monet e Cézanne. Ma le più numerose sono certamente quelle di Van Gogh: il museo vanta ben 278 opere del geniale pittore olandese, tra le quali ricordo: “Tessitore, “Il buon samaritano”, “I girasoli”, “Strada con cipressi e stella”, “Autoritratto”, “L’uomo triste” (le ultime tre son state le mie preferite). Insieme a questi pittori ci sono esposti i lavori di molti altri…ma dovete scusare la mia ignoranza …gli altri non li conoscevo un granchè!

Dopo la cultura eccoci ai piaceri della gola: un buon (si si, davvero ottimo) pranzo al ristorante all’interno del parco: salmone, verdure miste e patate al forno!

E per smaltire i chili acquisiti…di nuovo a pedalare! Che meraviglia! Scusate se lo ripeto sempre…ma è stata davvero una giornata da ricordare! Ultima tappa al padiglione da caccia St. Hubertus, il cui nome deriva dal fatto che Sant’Uberto è patrono dei cacciatori.



L’edificio, che si intravede alle nostre spalle nella foto e vi riporto meglio nella foto a fianco, ha una torre alta 31 metri ed è contornato da due stagni e magnifici giardini in fiore, specialmente freschissimi e romantici rosai!


12.9.06

Let's go dancing!

Ehilà ragazzuoli! Come dite? Son due giorni che non scrivo sul blog? Bè...la ragione principale per cui sono qui in realtà sarebbe lavorare un po' nel Distributed and Embedded System research group qui alla Twente University...dunque in questi giorni sono alle prese col codice del protocollo MAC che hanno elaborato qui...e, per carità, interessante e formativo, senza dubbio, ma credo che non sia così divertente intervallare i post di questo blog a comandi matlab!
Comunque, torniamo alle questioni ludiche! Oggi pomeriggio dalle 18.00 alle 19.00 si teneva qui nel campus una lezione promo gratuita di danze latine. Così dopo il lavoro io e colleghi/e siam andati a provare...perchè no? (la redazione è spiacente di comunicare che non ci sono foto a testimonianza dell'evento...perchè stamattina ho lasciato la macchina fotografica in camera...ahi!!!)
Entriamo e vediam credo una sessantina di persone, metà ragazzi e metà ragazze, e tutti olandesi (gli unici stranieri eravamo appunto noi) e un'insegnante che, ovviamente, parla solo in olandese...cominciamo bene! Ci uniamo al gruppo e...si comincia! In un'ora ci ha insegnato i passi basilari di quickstep e cha cha cha...che divertente! In pratica si ballava a coppie uomo-donna; vi dico solo che il mio partner, tipico olandese, era alto il triplo di me (non scherzo) e mentre in tutte le altre coppie la mano della donna arrivava giustamente alla spalla dell'uomo, nel mio caso la mia mano arrivava a mala pena sopra al suo gomito...siete riusciti ad immaginare bene la scena? In ogni caso è stato divertente!

So già cosa vi aspettate, dopo la ricetta del kisir... ecco i passi salienti del quickstep (e mi piace immaginarvi lì che li state provando) :
1) procuratevi un partner (possibilmente con un'altezza comparabile alla vostra);
2) mettetevi di fronte al vostro partner: la donna alza il braccio destro verso destra e prende con la mano la mano sinistra dell'uomo, che aveva a sua volta alzato il braccio sinistro; la donna appoggia la mano sinistra sulla spalla destra dell'uomo e l'uomo appoggia la sua mano destra nel fianco sinistro della donna...insomma, dai, avrete capito...non avete mai ballato all'antico modo?!!!
3) l'uomo porta in avanti il piede destro verso il sinistro della donna e la donna in contemporanea porta indietro il suo piede sinistro
4) fare due passi a destra (donna...mentre per l'uomo è la sua sinistra)
5) l'uomo porta indietro il suo piede destro e la donna in contemporanea porta avanti il suo piede sinistro verso il piede destro dell'uomo
6) fare due passi a destra (donna...mentre per l'uomo è la sua sinistra)
...si prosegue così, formando un cerchio.

Per ora buon allenamento. A risentirci al più presto per il cha cha cha!

10.9.06

Olanda: usi e costumi


Ogni sabato a Enschede viene allestito un grande mercato, così in mattinata sono andata a dar un'occhiata. A prima vista pare un consueto mercato italiano, ma ci sono bancarelle qui che da noi proprio non si trovano, come quegli enormi formaggi arancioni, i tipici zoccoli di legno e gli immancabili fiori. Altra usanza olandese, purtroppo: non amano molto le carte di credito e per giunta lo sportello atm nel campus parla solo un incomprensibile olandese...dovrò risolvere la questione al più presto, altrimenti la porssima foto che vedrete qui sarà di me sotto un ponte!

Sabato splendeva davvero un bellissimo sole, anche se la temperatura per me era un po' freschina. Qui mi raccontano che non sono abituati a veder spesso il sole, quindi appena c'è la gente ne approfitta per star fuori! Così i miei colleghi hanno organizzato un pic nic in un parco poco lontano dal campus e sono andata con loro.
Dopo una bella mangiata, in cui ho assaggiato per la prima volta un ottimo piatto turco "kisir" preparato da una mia collega proveniente appunto dalla Turchia, ci siam dedicati al gioco a carte e allo sport: pallavolo e calcio (in cui ahimè...mi sa che non ho fatto valere l'onore dell'Italia campione del mondo perchè la mia squadra ha perso!) Insomma, alla fine della giornata eravam davvero stellati! Ma ancora avevam un po' di forze per guardarci Ice Age 2 in dvd e concludere così una bella giornata!

Vi allego la ricetta del kisir, se volete provarlo...non dite poi che il mio blog non è utile!

Ingredienti: grano (bulghur), salsa al peperoncino piccante (harissa) o paprika, pomodoro fresco tagliato a piccoli pezzi, cipolle fresche tagliuzzate finemente, insalata fresca tagliata finemente, prezzemolo, un goccio d'olio e un goccio di aceto di vino.
Lavate il bulghur sotto l’acqua corrente e mettetelo in una ciotola. Versatevi un bicchiere e mezzo di acqua bollente e lasciatelo gonfiare per 20 minuti. Mescolate bene la semola e conditela con tutti gli altri ingredienti, mescolando bene in modo da amalgamarli.

7.9.06

Ma quanto è bello vivere nel campus...



...come dite? solo due giorni fa scrivevo il contrario? eh...ma bastan due giorni per cambiare un sacco di cose!


Dunque...in realtà vivere in un parco è davvero bello...quando scopri che un autobus ti può portare dal campus alla città di Enschede (pronuncia Enschedè o Ensciedè...a seconda di chi incontri) in appena10 minuti e in città si trova ogni genere di negozi e ristoranti e bar!
Quindi , appurato questo, vivere immersi nella natura tutto il giorno e andare in città solo in caso di necessità ammetterete che è davvero una fortuna. Almeno io adesso la penso così, è molto rilassante e soprattutto è salutare una bella camminata nel verde di una mezz'oretta circa tra casa e ufficio. E già mi vedo sabato mattina e domenica mattina a far la corsetta qui sui questi bei prati, piuttosto che nelle solite vie di San Biagio!

In serata son andata con alcuni simpatici colleghi del dip nel centro di Enschede. Loro son stati fantastici, dei veri padroni di casa direi e degli ottimi ciceroni indicandomi ogni angolo della città. In pratica dovete sapere che le abitudini qui sono queste: i negozi in genere chiudono alle 17 e la gente cena molto presto; il giovedì invece è la serata shopping e i negozi rimangono aperti fino alle 21 e la gente esce in centro...insomma, come a Ferrara c'è la serata universitaria di mercoledì, qui si esce volentieri il giovedì...potevo mancare l'appuntamento mondano del mio primo giovedì qui? eh no! Pian piano comincio a capire sempre meglio il continuo parlar inglese e anche a far una qualche chiacchierata sensata, addirittura anche scherzosa...quindi la serata è trascorsa allegramente!

La città è davvero carina! Il centro è pieno di negozi, ristoranti, bar. Le case in paese son davvero caratteristiche: tetti spioventi, finestre basse e molto larghe, senza persiane ma con tende, generalmente chiare e aperte per poter sfruttare al meglio ogni raro raggio di sole che sbuca ogni tanto qui! Tutte hanno un davanzale interno abbastanza ampio e pieno di piante, grasse o verdi e spesso delle belle lampade e luci soffuse. Son troppo belle! Non fosse altro che per il cibo quasi quasi ci farei un pensierino...eh si...vedete come posson cambiare in fretta le cose...son bastati due giorni...

6.9.06

L'aria è cambiata! Per fortuna!


Secondo giorno: mi sveglio col sole...ok, adesso può piovere per tutto il resto del tempo, fa lo stesso, ma l'importante è che ci sia il sole oggi, per ripigliarmi dalla giornata di ieri! Insomma, il buongiorno si vede dal mattino, sono carica, oggi andrà sicuramente meglio!
Alle 9.30 mi aspetta la mia tutor nel dipartimento di computer science del campus. Son curiosissima di conoscere lei e il gruppo di gente che ci lavora.
Appena arrivo mi accoglie strabene e capisco che avevo ragione...oggi sarà meglio! Che dire...è stata gentilissima con me, mi ha presentato tutti gli altri che lavorano su quel piano, mi ha spiegato tutto come funziona lì, dalla sala pranzo con piccolo self service (pessimo...il cibo qui è davvero pessimo) alla sala pausa caffè ...che non avete idea...una sala spaziosa e luminosa con poltrone per prendere caffè, tè, cioccolata...eh si, poltrone, hai letto bene Ronnie!!!! Proprio quello che manca a FE per le nostre pause in dip...per quando ritorno ne voglio almeno un paio ad attendermi in ufficio :-) Mi ha persin fornito di tazza per i miei caffè...eh si perchè qui li prendono nelle tazze di ceramica e poi in ogni piano c'è il lavandino apposito per pulire le tazze.
In segreteria puoi chiedere quello che vuoi, dai block notes, alle biro...tutto.
Il posto in cui mi han messa a sedere è in una sala con altri dottorandi simpatici, un sala grande con 8 posti mi pare, con qualche piantain ottime condizioni, per ora, (Vanietta, secondo te riuscirò a far morire tutte le piante del dip adesso che son qui? mah...) molto accogliente e molto silenzioso caspita...qui c'è sempre un silenzio...non ascoltano musica mentre lavorano (questo però devo dire che mi manca...il nostro ufficino cari Michele e Andrea, con la musica classica in sottofondo...)
Insomma, nel dip sto davvero bene!
Ho ritrovato qui un ragazzo che era venuto a Fe in dip da noi un paio di anni fa; dopo il lavoro mi ha accompagnato a dar un'occhiata al campus: non è vero che non c'è niente...macchè...mi ero sbagliata...mannaggia ieri ero davvero troppo stanca...ma oggi...l'aria è cambiata vi dicevo!!!! Poi siamo andati a casa di una altro collega, quello con cui lavorerò io principalmente, e ci siam mangiati la pizza insieme ad altri che lavorano in dip! Ecco, questo cercavo! Ok il lavoro...ma anche un po' di compagnia per questi tre mesi! Vi allego una foto dell'allegra serata!

...ecco dove arriva quello che parte!!!!


Il mio primo giorno qui? Da dimenticare...me ne son successe "di ogni", come direbbe il mio amico Andrea dell'AT (siete contenti ragazzi che almeno vi faccio un po' di pubblicità gratis all'azienda sul mio sito?).
Il viaggio in aereo me lo son dormito completamente. Non potevo leggere, ascoltare mp3...nulla: ero seduta nel posto davanti all'uscita di emergenza, appena mi son seduta, mi si è parata davanti l'hostess e mi ha tolto di mano portatile, libro e lettore mp3, me li ha infilati nel cassetto in alto dicendo che non potevo tener niente perchè ero davanti all'uscita di emergenza. Bene, cominciamo bene...cosa vuoi che faccia...dormirò!
Arrivo, mi giro per benino l'aeroporto in cerca della biglietteria per il treno, mi dicono che il prossimo treno per Enschede parte tra 5 minuti, mi precipito verso i binari con i 18.5 chili di valigia, più 6.5 chili di portatile, più 6 chili di zaino, più borsettae e miracolosamnete riesco a prendere il treno: in cinque uomini grossi mi vedono che arranco a portar sul treno le mie valigie e nulla...ma va bè...alla fine ci riesco anche da sola...però penso "mannaggia...se qui son tutti così aiuto..."
Arrivo a Enschede, prendo il taxi che mi porta al campus esattamente davanti all'ufficio dove mi devono dare le chiavi del mio appartamento e mi fa: "entra pure, io ti aspetto qui così poi ti porto alla casa" e io finalmente dentro sorrido e mi dico "allora son gentili, meno male!"...ma la tipina dentro è un po' lenta, così il tassista viene e mi dice che se ne andrà...ok...allora...prese le chiavi mi incammino verso casa, seguendo una mappa del campus dettagliata...ma il campus non è dettagliato allos tesso modo...così passo la mia prima oretta nel campus a cercar dove cavolo sia la mia casetta (sempre con i 18.5 chili di valigia, più 6.5 chili di portatile, più 6 chili di zaino, più borsetta...che ogni minuto che passava diventavano sempre più pesanti). E mentre cercavo passavan allegri studenti in bicicletta...li ho fermati tutti, giuro, chiedendo spiegazioni...nessuno aveva la più pallida idea di dove fosse sta casa! "Saran arrivati tutti oggi" pensavo. Alla fine ho chiesto ad un giardiniere (il campus qui è molto curato) che ha scoperto dove era sto posto e si è offerto di accompagnarmi (ovviamente, lui faceva strada a mani vuote, lasciando a me il solito fardello di 18.5 chili di valigia, più 6.5 chili di portatile, più 6 chili di zaino, più borsetta..ormai l'avete capito). Intanto fuori il cielo è grigio pesto, una piggerellina fine comincia a cadere...
Finalmente eccoci a casa! Vi ricordate quando ne parlavo prima di partire: "...e poi ho la cucina e il salotto in comune con gli altri inquilini, che bello, così vado là che non conosco nessuno ma almeno subito subito conoscerò un sacco di gente e mangerem insieme e ci farem compagnia"...scordatevi tutto! Ognuno mangia dentro la sua camera, ho chiesto perchè e mi han detto che son abituati così...ok...La cucina e il salotto sono il regno della sporcizia: probabilmente essendo in comune nessuno si prende mai la briga di pulire...quindi io ho tuttora il sottile problema di dove caspita cucinare, se mai cucinare in tali condizioni. Per ora sto mangiando cibi freddi...tornerò un po' dimagrita ma pazienza (come mi suggerisce l'amico Odo, meglio magra che 90 chili...un sottile suggerimento per veder il bicchiere mezzo pieno piuttosto che mezzo vuoto, apprezzo!). Però devo dire che della mia cameretta son pienamente soddisfatta: quella è pulitissima e confortevole, grande, con un letto, due armadi ampi con tanti scaffali, un comodino con cassetto, un tavolino, un tavolo grande da dove sto scrivendo e una poltrona. E poi, in casa ho lavatrice e ferro da stiro con asse da stiro...questo davvero non ha prezzo, meglio di avere una cucina, così so che mi posso lavare e stirare tutto quando mi va!

Il campus...è enorme! In pratica è un parco, dunque io sto vivendo dentro un parco...che potrebbe anche sembrar bello, ma non c'è niente altro...io, le oche che vagano per i prati, gente che gira in bicicletta...e io una bici non ce l'ho!
Almeno, così pensavo arrivata a sera del mio primo giorno...un giorno intero senza parlar con nessuno (a parte chiedere informazioni riguardo a dove si trovasse la mia casa) così il malumore aleggiava...ho deciso di resistere ma mi son detta..."speriam che cambi presto aria..altrimenti qui invece di tre mesi ci resto tre giorni...forse..."

...e c'è sempre qualcuno che parte...


"...e c'è sempre qualcuno che parte, ma dove arriva, se parte?..." diceva la famosa canzone!

Ed eccomi in partenza all'aeroporto di Bologna, martedì 5 settembre, volo delle 6.15...io bardata di valigie all'inverosimile e con un sonno addosso! Tant'è che aspettavo impaziente il mio check-in al primo piano e mi stavo già lamentando che la KLM ancora non aveva aperto i desk ed eran già le 5.00...per fortuna che ho chiesto a una della british come mai...come mai...per forza..la KLM ha i check in al piano di sotto! Ok, ok, ero un po' addormentata...ma per esser lì a quell'ora mi son svegliata alle 3.00!!!
Vedete...una sola valigia...ma piena zeppa di roba: il giorno prima ho richiuso accappatoio, asciugamani, maglioni, piumino in sacchetti di plastica e ho aspirato con l'aspirapolvere per risparmiar spazio! Sono una grande, lo so!!!!